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Veronelli – L’Anarchico che inventò il Rinascimento del Vino

Cento anni fa nasceva Luigi Veronelli. Filosofo, editore, anarchico e, quasi per necessità civile, inventore della critica enogastronomica moderna. Se oggi il vino italiano siede al tavolo dei grandi, lo si deve a quell’uomo piccolo di statura ma immenso nella visione, che decise di dare dignità alla terra contro l’omologazione industriale.

L’Incontro del Destino: Bolgheri e l’Utopia del Sassicaia

Il capitolo più luminoso di questa storia è senza dubbio quello scritto tra le vigne di Bolgheri. Il rapporto tra Veronelli e la famiglia Incisa della Rocchetta è stato l’incontro tra due visioni radicali. Da un lato il Marchese Mario, che per decenni aveva prodotto un vino “privato”, un Cabernet nato dal desiderio di sfidare Bordeaux in terra toscana; dall’altro Veronelli, il critico che per primo ne intuì la portata rivoluzionaria.

Il viale dei cipressi a Bolgheri

Fu Veronelli a capire che quel “vino da tavola” che riposava nelle cantine di San Guido non era un esperimento eccentrico, su un terroir composto da ciottoli e sabbia, ma il futuro. Con il suo linguaggio lirico e tecnico al tempo stesso, sdoganò il concetto che un grande vino potesse nascere al di fuori delle denominazioni storiche, a patto di avere un’anima e un terroir autentico, come i grandi vini di Bordeaux.

“Il Sassicaia della Tenuta San Guido è il miglior vino di Cabernet che io abbia mai bevuto in Italia; un vino di razza, un vino che onora chi lo produce e chi lo beve.”
— Luigi Veronelli, Catalogo Bolaffi dei Vini d’Italia, 1972.

I Marchesi Incisa della Rocchetta: Un’Alleanza per la Qualità

Il legame con la famiglia non fu solo professionale, ma di profonda stima intellettuale. Veronelli vedeva negli Incisa della Rocchetta gli interpreti perfetti del suo ideale di “Vino Cru”. Il Sassicaia diventò, nelle sue recensioni, il simbolo della resistenza artigianale: un vino che “sapeva di bosco e di mare”, capace di invecchiare con la grazia dei sovrani.

Grazie alla spinta di Veronelli e alla maestria tecnica dell’enologo Giacomo Tachis (chiamato proprio per elevare quel potenziale che ha dato vita ai Supertuscan), il Sassicaia uscì dall’ombra per conquistare il mondo, trascinando con sé l’intera immagine dell’Italia vinicola.

Una bottiglia di Sassicaia

Il contesto del “Premio” 1972: L’intuizione prima della gloria

È fondamentale una precisazione storica: nel 1972, Veronelli non citò un “premio” inteso come medaglia di un concorso (che lui spesso snobbava), ma fu lui stesso a conferirgli il massimo riconoscimento critico nelle sue guide, definendolo “il primo vino da tavola nobile d’Italia”.

La vittoria a cui spesso ci si riferisce parlando degli anni ’70, quando in Italia non erano ancora state codificate le denominazioni DOCG, è quella del 1978, quando una giuria internazionale guidata da Hugh Johnson per la rivista Decanter decretò il Sassicaia 1972 come il miglior Cabernet del mondo in una degustazione alla cieca, battendo i grandi châteaux di Bordeaux. Veronelli celebrò quell’evento come la prova provata della sua intuizione di sei anni prima: l’Italia aveva finalmente rotto l’egemonia francese.

L’Eredità: Camminare le Terre (Oggi più che mai)

Oggi, celebrare i 100 anni di Veronelli non significa solo guardare al passato con nostalgia, ma riconoscere la bruciante attualità del suo imperativo: “Camminare le terre”. In un’epoca dominata da algoritmi di mercato e da un’agricoltura spesso ridotta a industria, il suo messaggio risuona come un richiamo alla resistenza.

Veronelli non cercava solo il “buon vino”, cercava la verità del gesto agricolo. Il suo rapporto con il Sassicaia e la famiglia Incisa della Rocchetta ci insegna che la qualità non scende a patti e che la critica, quando è onesta e visionaria, ha il dovere di essere “politica”: deve proteggere il particolare contro l’universale, il vignaiolo contro la massa, il terroir contro la chimica.

Tenuta san Guido

L’attualità di Veronelli risiede nella sua battaglia per le Denominazioni Comunali (De.Co.) e nel suo concetto di “prezzo sorgente”, idee che oggi ritroviamo intatte nelle sfide della sostenibilità e della trasparenza verso chi beve. Celebrare questo centenario a Bolgheri, tra i filari che lui per primo ha eletto a monumento nazionale, significa riaffermare che ogni bottiglia è un atto di libertà. Il Sassicaia è rimasto un simbolo perché, come voleva Gino, non ha mai smesso di “onorare chi lo produce e chi lo beve”, restando fedele alla propria terra prima che alle mode.


Fonti e approfondimenti

  • L. Veronelli, Catalogo Bolaffi dei Vini d’Italia, Giulio Bolaffi Editore, 1972.
  • L. Veronelli, I Vini d’Italia, Garzanti, 1973.
  • Comitato Decennale Luigi Veronelli (https://www.comitatoveronelli.it)
  • Tenuta San Guido – Archivio Storico (https://www.tenutasanguido.com)
  • Seminario Permanente Luigi Veronelli (https://www.seminarioveronelli.com)

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